GROUPON

In 4 anni Andrew Mason (foto), che ha fondato Groupon
a fine 2008, l’ha portato al successo e nel 2010 ha rifiutato un’offerta d’acquisto da parte di Google di 6 miliardi di dollari: è stato licenziato l’altroieri

Li usa un italiano su 3,
ma guadagna un esercente su 2
E negli Usa il colosso Groupon licenzia il fondatore.

C’è chi ha ordinato un albero di Natale a novembre e lo sta ancora aspettando, chi è in fila per una seduta dal dentista dall’estate scorsa, vacanzieri da weekend che non hanno perso la speranza, anche se quella due- giorni in Toscana continua a slittare.

Sedotti e abbandonati. È l’altra faccia del «social shopping», la corsa al super-sconto di gruppo. Una sorta di risveglio dopo una sbornia di prezzi stracciati e offerte che rimbalzavano maliziose dagli schermi dei computer. La festa è finita? Presto per dirlo. Chi ha smesso di brindare, per ora, è Andrew Mason, co-fondatore e amministratore delegato del più famoso sito di offerte, Groupon.

Mason, 32 anni, imprenditore-rockstar passato dalle cantine di Chicago al timone dell’azienda con il più alto tasso di crescita di sempre, è stato silurato dagli ex soci dopo l’ennesima trimestrale in rosso. Fino allo scorso novembre ci scherzava su: «Licenzierei me stesso se non pensassi che sono idoneo a questo ruolo». Detto, fatto.

 

Il Cda del gruppo ha giocato d’anticipo, impressionato da una perdita di 81,1 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 65,4 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi saliti del 30% fino a 638,3 milioni di dollari non sono bastati. Perché – spiegano gli analisti – il modello di business, che nel 2012 ha trainato l’e-commerce a livelli mai raggiunti, adesso inizia a mostrare la corda.

Secondo una stima dell’Adoc almeno un italiano su tre ha provato l’ebbrezza del maxi-sconto online. Tra questi, 35 su cento hanno riscontrato un problema dopo l’ordine. Quasi mai per colpa di Groupon, pronto a muoversi per risolvere i problemi, ma a causa di una rete di esercenti che non è riuscita a sfruttare a fondo le potenzialità del progetto.

 

L’incubo dei commercianti è molto simile all’«overbooking»: una quantità di clienti impossibile da soddisfare. «Ho richiesto 50 coupon ne hanno venduti 648», racconta su un forum Raffaella De Filippis, estetista. Emanuela Rovida, proprietaria di un ristorante, ha visto piombare nel suo locale 450 persone. Tutti in fila per una cena scontata al 60%: impossibile accontentarli. Secondo il «Financial Times», che cita dati di Opus Research, riesce a far cassa meno di un commerciante su due. Per tutti gli altri lanciarsi nel mondo dei coupon è un’operazione in perdita. E i clienti, dopo gli entusiasmi iniziali, hanno iniziato ad accorgersi che, forse, a una gita in mongolfiera scontata del 50 per cento si può rinunciare senza troppi problemi.

Fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/02/societa/siti-a-tutto-sconto-la-festa-e-finita-B090ZEQYD0f1AV2uU9thkI/pagina.html

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Italian conversation: Siti a tutto sconto, la festa è finita?
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